.::Arian Alarch::.
Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
aprile 28 2008
nominato da dafnefairy quest'oggi vi dovrete sorbire un bell'elenco di sei cose che amo di più, per la verità non basterebbe probabilmente un elenco di cento, ma vedrò di condensarne almeno alcune.
Così parlò Calibano alle |
12:36 | commenti (18)
aprile 24 2008
giro senza la pistola aspettando godot.
Così parlò Calibano alle |
13:47 | commenti (14)
aprile 22 2008
mi ricolllego al precedente post, e così torno a dilettarmi sullo scrivere.
Così parlò Calibano alle |
11:21 | commenti (14)
aprile 18 2008
la mia ombra e l’unica che cammina accanto a me periodicamente, da diversi anni mi capita di sognare, pensare e riflettere davvero sull'eventualità di provare seriamente a scrivere un libro.
Così parlò Calibano alle |
13:40 | commenti (13)
aprile 16 2008
adesso basta, la misura è colma.
Così parlò Calibano alle |
13:32 | commenti (17)
aprile 12 2008
i walk this empty street mi capita spesso di recente di sognare città, città strane, imperscrutabili che crescono e si dilatano nel sogno come caseggiati immensi di simcity.
Così parlò Calibano alle |
14:36 | commenti (17)
aprile 8 2008
io sono curioso, estremamente, voracemente e incessantemente curioso, e questo mi ha sempre condotto a provare, assaggiare tutto (o quasi) della vita, e spesso a perseverare, perchè non sempre le prime volte sono il massimo, ma se non sei abbastanza curioso da riprovare rischi di lasciarti sfuggire i migliori piaceri della vita..
Così parlò Calibano alle |
18:57 | commenti (21)
aprile 7 2008
"suppongo che il sognatore sembri sempre ridicolo a chi per sentire il profumo di un fiore debba tenerlo in mano"
Così parlò Calibano alle |
11:51 | commenti (9)
aprile 3 2008
ho perso le parole e sono di nuovo qui a parlare di parole (bella ripetizione), perchè in fondo noi viviamo davvero di parole, dei loro significati (più o meno evidenti, più o meno reconditi) e soprattutto di quelli che attribuiamo loro nelle varie situazioni.
Così parlò Calibano alle |
13:43 | commenti (7)
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?
1) mi piace davvero molto leggere, e ho gusti molto vari, che spaziano dal signore degli anelli, a shakespeare (lo adoro) ai libri di fantozzi di villaggio, alla poesia (impazzisco per neruda, withman, baudelaire, poe...) alla filosofia classica e moderna, all'horror gotico, il fantasy la fantascienza, per finire con de sade.
perchè come scrive thoureau: quanti uomini hanno datato l'inizio di una nuova era della loro vita dalla lettura di un libro.
eppure sono sempre attento a scegliere un nuovo libro, e controllo sempre ci sia in fondo l'indice...
perchè il libro senza indice non si può mettere le dita nel naso...
2 ) mi piace davvero moltissimo cucinare, sperimentando, inventando e miscelando sapori e stili, credo, modestia a parte, proprio di essere un buon cuoco, e un mio perenne, irrealizzabile sogno è da sempre quello di avere una piccola vineria o simile, mia.
e credo che cucinare sia come fare l'amore, dovrebbe essere fatto o in totale abbandono o non fatto per niente, e soprattutto condiviso con passione con le persone per cui si cucina.
per esempio l'altro giorno ho cucinato le pappardelle al cinghiale...
e lui se l'è mangiate tutte...
3) amo indulgere profondamente e visceralmente nel cosiddetto "peccato", e se l'inferno cristiano esiste davvero mi si potrà senza dubbio trovare nel girone dei lussuriosi (peraltro credo in ottima compagnia) e credo veramente che nessun limite si debba porre allla ricerca e conquista del piacere assoluto e all'esperienza amorosa (o quasi nessuno), e adoro anche certe forti emozioni che molti reputano perversione.
e poi io pecco non per perversità, ma per quell'aspetto del mio carattere che ama morbosamente il piacere.
che poi c'è una grande differenza tra lussuria e peccato, lussuria è quando lo metti...
peccato quando lo togli...
4) mi piace molto bere, naturalmente bere bene, soprattutto i vini rossi invecchiati (barbaresco, nebbiolo, barolo, brunello, sassicaia, syrah, nero d'avola, per non parlare dei grand crus francesi) e i passiti (sauternes, pantelleria, chambave, recioto), mi piacciono poi molto le birre, soprattutto al malto e ad alta gradazione (posso passare da tranquillo a tremendamente arrapato in due birre e mezza), i coktail (negroni e margarita su tutti) e certi liquori (rum invecchiato da bersi alla caraibica, tequila, vodka, cognac, porto)
perchè è assodato che nel vino c'è la saggezza, nella birra c'è la forza, nell'acqua ci sono i batteri...
5) mi piace davvero moltissimo viaggiare, scoprire nuovi luoghi, nuovi stili di vita, nuovi profumi e sapori:
ho per mia fortuna visitato innumerevoli luoghi, nella mia vita.
stati uniti, haway comprese, messico, caraibi, brasile, marocco, egitto, thailandia, indonesia, hong kong, e poi molta europa, francia, inghilterra, spagna, rep ceka, svizzera, portogallo, grecia, belgio, per non parlare delle molte splendide città italiane, che meritano infinitamente tutte, e perdipiù tornerei quasi ovunque, e vorrei tanto poter vedere tutto il resto.
e in anni di viaggio ho imparato alcune verità assolute, per esempio se nel corridoio del vostro albergo ci sono due bambine gemelle che vi guardano fisse...
andatevene...
6) adoro giocare, a tutto e sempre, dai giochi da tavolo, ai più assurdi giochilli inventati tra amici, alle carte, ai giochi elettronici per pc (ci spendo cifre esorbitanti) e soprattutto mi dedico da moltissimo ai giochi di ruolo, ho iniziato da ragazzino con il primo dungeons and dragons acquistato in anteprima in america e ancora da pubblicare in italia, e praticamente non ho mai smesso, anche se recentemente gioco più che altro a "vampiri".
perchè spesso mi marzullo da solo e mi domando, ma la vita è un gioco o giocare aiuta a vivere meglio?
io per non rischiare continuo a giocare (anche se quando si gioca o si scherza si dev'essere seri, come diceva il marchese del grillo)...
e poi in fondo un passatempo ci vuole sempre e comunque, e infatti in italia ormai un italiano su tre ha l'amante...
gli altri due la playstation...
ballo esterno per il film
bella giovane pulita
beve il brodo con le dita.
non pensavo che ci fossero così tanti amatori di beckett e del suo teatro dell'assurdo.
eppure la semplice battuta finale del precedente post ha fatto emergere questo apprezzabile apprezzamento (bella come ripetizione questa).
e forse io per primo aspetto godot, sto seduto sulla mia panchina e attendo, magari aspetto declamando cazzate, ridendo, osservando chi passa e chi aspetta, chi ti lascia un cenno, un sorriso o una strizzata d'occhi e chi corre via frenetico senza nemmeno notare la panchina.
certo seduto sulla panchina si finisce per pensare a molte cose, si legge, si scrive, si ascolta e si discerne a volte a fatica tra sogno e realtà, e si ricorda, quanto si ricorda, soprattutto chi a volte si è seduto sulla panchina dicendomi:
"piacere, godot!"
eppure poi scopri che non era davvero godot, e finisci per domandarti se sia già passato senza che tu ne sia accorto, o se passerà mai.
perchè godot dice sempre che arriva domani, ma il domani giunge, passa e godot?
arriva domani.
certo io aspetto godot anche perché mi piace attendere, e nel frattempo vivere, attendere in fondo non significa stare con le mani in mano.
se un’attesa è gustata, assaporata pienamente è senza dubbio una delizia, ma occorre però che giunga prima o poi a compimento.
certo è che non sappiamo chi o cosa sia veramente godot, potrebbe essere un concetto, come la felicità, un pensiero, una persona vera, o forse godot è il nostro personale joe black, che attende tutti alla fine, e nel caso spero attenda ancora parecchiotto prima di farsi finalmente vedere.
e persino a volte, mi viene da pensare e se fossi io invece godot?
perduto nelle mie fantasie e pensieri mentre sono lungamente atteso su una panchina?
nel qual caso avrei solo una cosa da dire, che poi è la stessa cosa che disse l'ultimo dei moicani...
aspettatemi!!
perchè io scrivo, bella forza penserete, siete qui a leggere, è che spesso mi chiedo perchè.
perchè scrivo? cosa scrivo?
probabilmente alla fine scrivo fondamentalmente per me, per dare materia ai miei pensieri.
per contraddirmi, sia riscrivendo sia leggendomi, ma in fondo certo che mi contraddico, sono grande, contengo moltitudini.
e poi scrivo sicuramente per soddisfare la mia vanità, l'ego, quella intima segreta sensazione che immagino chiunque abbia dentro di se, di essere quasi perennemente convinti della propria unicità, di essere meravigliosi (anche se, senza qualcuno che ogni tanto te lo dica guardandoti negli, occhi finisci a volte per non crederlo più).
e poi scrivo anche per fissare emozioni, per legarle alla sostanza, per impedire loro di sfuggirmi per scrasa memoria, o per troppa o troppo poca abitudine.
peraltro scrivo anche per i commenti, vero nettare per il mio ego, mai veramente sazio del parlare di me (e quindi di se).
e qui, in questo nero, piccolissimo angolo di universo sono un io che altrove spesso non c'è, divorato da una quotidianità spesso talmente rapida e incalzante da divenire effimera.
perchè qui in fondo riesco a sfilare quelle maschere che spesso si alternano sul pensiero, sul volto nelle quotidiane vicessitudini, e indosso quella con la mia immagine precisa (non parlo certo della foto orribile presente qui, e che prima o poi mi deciderò a sostituire).
e quindi scrivo, recito me stesso nel mio piccolo personale palco, davanti ad un pubblico spesso invisibile, a volte silente, che non conosce copione, ma che a volte ne diviene più o meno inconsapevolmente coprotagonista.
e finito di scrivere aspetto l'applauso, o il fischio, o anche qualche tragico pezzetto di verdura scagliato dal buio della sala.
certo è che alla fine, il più importante e assiduo tra gli spettatori è quel tipo sempre in prima fila, con la mia faccia, i miei vestiti, sempre attento, prodigo di applausi e dei fischi più maligni, e immensamente curioso di vedere come finirà lo spettacolo.
senza contare che in fondo come attore ho anche una certa esperienza...
una volta ho pure recitato in "aspettando godot"...
facevo la parte di godot...
il mio profondo cuore è l’unica cosa che batte
qualche volta desidero che qualcuno là fuori mi trovi
fino a quel momento camminerò da solo
certo è molto simile come idea a quelle che di solito saltano fuori durante certe cene tra amici, in genere dopo che le bottiglie di vino hanno superato in numero almeno la metà dei commensali, quando si inizia a caricarsi a vicenda sull'ipotesi di aprire un locale ai caraibi o altre folli iniziative del genere.
certo rimane sempre il non piccolo problema di quando scrivere, certo potrei vendere i negozi e ritirarmi in un eremo a scrivere, ma se poi non partorisco altro che post da blog?
temo che sarebbe dura farvi pagare per poter leggere qui, e anche fosse, la scarsa media di affezionati (e meravigliosi naturalmente) visitatori non credo potrebbe garantire quel minimo di reddito da sopravvivenza, anche perchè a certe mie costosette e deliziosamente superflue abitudini rinuncerei veramente di malagrazia.
però ho già vagliato più volte almeno una ventia di possibili trame, e non meno di cinque generi letterari totalmente differenti uno dall'altro.
poi ci sarebbe il dilemma di cosa scegliere tra le molteplici (ed estremamente differenti tra loro) idee che sistematicamente affollano la mia mente di pseudoscrittore.
ma chissà, prima o poi magari riuscirò veramente a trovare tempo e ispirazione per un vero inizio, per andare oltre i semplici racconti partoriti finora, e che potete sempre trovare linkati qui accanto.
nel frattempo continuerò a dedicarmi al mio caro adorato blog e ai suoi pochi ma ottimi lettori, con qualche rara ma ispirata variante nel racconto, sperando di avere sempre almeno un minimo di lettori.
anche perchè sarebbe troppo facile fare come nella bibbia...
dove l'autore del libro è anche l'autore degli stessi lettori...
oggi ho di nuovo trovato nella posta ben tre mail di rispettabilissime (dicono loro) società statunitensi che mi propongono nuove, economiche ed innovative soluzioni per aumentare la misura e la dimensione della mia attrezzatura di piacere, amichevolmente detta "batacchio".
ci sono quindi due cose che vorrei urgentemente sapere.
uno! chi ha diffuso nella rete la voce (peraltro falsa e tendenziosa) che il suddetto batacchio non sia di dimensioni regolamentari e adeguate, e pertanto pienamente attrezzato per l'uso cui viene (e la parola non è scelta a caso) abitualmente (si fa per dire abitualmente, viste le sue ormai annose lamentele) destinato.
e pure Lui tiene a precisare di essere rimasto oltremodo offeso e minaccia persino di esporre pubblicamente sue foto onde fugare ogni sospetto.
due! come mai se questa voce incontrollata è ormai dominio pubblico nel web, ci sono sempre un numero ancora maggiore di mail ogni giorno, di donne sconosciute, dai nomi più curiosi, a volte persino millantanti passate conoscenze, che seppur generalmente nella lingua di albione, mi contattano promettendo meraviglie se solo mi deciderò di addentrarmi nei loro siti internet o chiamarle a curiosi numeri telefonici internazionali.
beh, a tutte queste apparentemente distinte persone e società, parafrasando un caro (si fa per dire) vecchio ex presidente della repubblica, rispondo con un bel:
non ci sto!
anche se poi in fondo, queste società di calunniatori mi hanno fatto venire un piccolo dubbio..
come sarà che l'ultima volta in cui ho mangiato ostriche (che oltre tutto sono pure afrodisiache) delle nove che ho mangiato hanno poi fatto effetto solo sei ?
on the boulevard of broken dreams
where the city sleeps
and I'm the only one and I walk alone
a volte sono metropoli oscure, piovose e umide, così simili ai meandri di blade runner, dove io, forestiero, mi aggiro come perduto, anche se sembra sempre di avere in realtà una meta, un luogo da raggiungere.
a volte così chiare e luminose da far male agli occhi, e capita che la luce nasconda molto di più di ciò che cela il buio in altre.
e ogni qualvolta incontro creature femminili, e mi ritrovo come dubbioso, incerto tra due donne, ne giunge sempre una terza.
città dove le molte donne hanno denti bianchissimi e un sorriso ironico e sensuale, e soprattutto mi guardano sempre dritto negli occhi, sempre lì, nel profondo della pupilla, come potessero leggere ogni cosa nascosta nelle profondità dell'anima...
città dei molteplici scambi, fatte di racconti sussurrati reciprocamente all'orecchio, o a volte urlati alla folla lungo neri viali di infinita lunghezza.
dove ci si scambia la memoria, i ricordi tra viandanti per cercare qualche frammento nuovo, una nuova emozione da cullare e stringere.
città aguzze di palazzi di vetro, costruite, edificate con fondamenta di desideri e di paure, come vere trappole per sogni, divoratrici di desideri e speranze.
città perdute e lussuriose, dove si consumano incessantemente famelici incontri, ardenti seduzioni, frenetici amplessi, disperate orge, senza che si scambi quasi mai una parola, senza che ci si sfiori con un dito, quasi senza alzare gli occhi per paura di vedere se stessi nello sguardo altrui.
nelle mie città dei sogni io spesso scappo, mi ritrovo a correre affannosamente, fuggo ma non so mai il perchè, nè verso dove.
certo è che faccio sogni strani...
ad esempio, ho sognato un verme battersi per farsi chiamare single e non solitario...
la prima volta che ho assaggiato un'ostrica non mi ha fatto impazzire, eppure ora apprezzo vivamente il piacere di un piatto di ostriche accompagnato da un calice di cristall.
la prima volta in cui ho fatto l'amore ero notevolmente imbranato, eppure ne ho scoperto subito le immense potenzialità e mi sono applicato il più possibile.
la prima volta che ho letto una poesia l'ho trovata una forma artistica assurda, poi ho piano piano imparato ad amarne il modo di esprimere le emozioni, la sua assoluta passionalità.
la prima volta che ho sentito una lingua tra le labbra l'ho trovata umidiccia e poco esaltante, ora credo che nulla possa valere un bacio appassionato e profondo.
la prima volta in cui ho bevuto una birra l'ho trovata amara e acquosa, adesso amo gustarne le più ricercate varianti.
la prima volta in cui ho scritto su questo blog mi sono sentito abbastanza ridicolo e pensavo sarebbe durato ben poco, e ora seppur a volte ancora ridicolo sono quasi 5 anni che passo di qui.
la prima volta in cui ho provato a stirarmi un paio di jeans, beh ho ancora la cicatrice su un braccio, ma prima o poi riproverò.
la prima volta in cui ho sofferto per amore mi son detto mai più, per fortuna ho presto mutato opinione.
la prima volta che ho pestato una merda...
ecco da quella volta non mi è proprio più venuto in mente di ripasseggiarci sopra di nuovo...
questa frase, che ho letto in un blog (davvero affascinante) mi fa riflettere sul fatto che io riesco davvero a sentire il profumo, vedere il colore, assaporare il gusto o il tatto anche solo con la mente e la fantasia.
quindi che io sia un sognatore?
in verità credo proprio di sì, ma decisamente preferisco essere un sognatore fra i più umili, immaginando quel che avverrà, piuttosto che essere signore fra coloro che non hanno sogni e desideri.
è poi innegabile che gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra esistenza da svegli, come scrise così splendidamente Dannunzio:
"quel che non fu fatto lo sognai, e tanto fu l'ardore che il sogno eguagliò l'atto."
perchè in fondo chi ha paura di sognare è destinato a morire lentamente, e non si deve mai limitare l'ardire dei sogni, perchè in realtà a volte i sogni poi si avverano.
anche perchè se non accadesse la natura non ci inciterebbe così a farne, quindi via, spazioa alla fantasia che poi in fondo non è che il sogno di Adamo, il quale poi però si destò e scoprì che era la verità.
i padri antichi del pensiero e della ragione ci dissero: penso, quindi sono.
ma la madre oscura nascosta nel nostro animo sussurra nei nostri sogni: sento, dunque posso essere libera.
e poi io sogno spesso, esageratamente, anche di giorno e ad occhi aperti perchè se rifiuti il sogno ti resta solo da masturbarti con la realtà.
ed è una realtà anche che ci sono diverse donne che vorrebbero sognare insieme ad un uomo, anche senza necessariamente andarci a letto.
occorre quindi far loro presente con decisione l'inattuabilità di questo proposito.
ma occorre anche stare attenti ai sogni, per esempio stanotte ho sognato di essere le mutande di sharon stone.
un incubo!
sempre chiuso in quel maledetto cassetto!
e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
io mi farò capire
anche da te,
se ascolti ben se ascolti un po'.
questo luogo poi è un concentrato di parole, perchè la parola qui regna sovrana ed è il solo mezzo di scambio tra me (con i post) e i lettori (con i commenti), anche se resta sempre la legge dell'interpretazione, perchè uno scritto in un blog è come una lettera, una comunicazione ai lettori (oltre che a se stessi), ma proprio come una lettera, nel momento in cui chiudo la busta (o qui premo pubblica post), cambia completamente, finisce di essere mia, diventa tua, quello che volevo dire io è sparito e resta solo quello che capisci tu, quello che interpreti e fai tuo del mio pensiero.
basta anche pensare al significato assunto nella storia da alcune parole di per se utili o innocenti.
come la parola lavoro, un termine significativo, ma che in una frase come "il lavoro rende liberi" (arbheit machfrei) assumeva un significato orripilante.
oppure la parola democratico, democrazia, e se penso a quella che delle due germanie che era la repubblica democratica, con i vopos che sparavano a vista e un muro invalicabile per trattenere dentro i cittadini.
se si pensa a queste cose ci si rende conto che la parola perde presto di significato, a meno che non sia chi la usa e soprattutto chi la legge a dare ad essa un senso, il proprio.
ed è incredibile come quando termino un post come questo, io mi renda conto che ho davvero tutto per essere un grande scrittore...
proprio tutto...
la carta, la penna, la scrivania...
CHI SONO
PENSIERO
Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
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