.::Arian Alarch::.

Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?



 

maggio 29 2008

 

io sono l'occhio nel cielo
che ti guarda
posso leggere la tua mente
sono colui che detta legge

ci sono momenti in cui mi estraneo dal mondo, e mi vedo (o rivedo) come un cavaliere di altri tempi, forse reminiscenze di vite passate.
certo ormai un intrepido cavaliere privo di cavallo, molto più prosaicamente dotato di auto, seppur senza dubbio più comoda.
senza splendente armatura, che indubbiamente riduce il fascino di essere visto in lontananza in una giornata di sole.
e privo di spada, se non si considera la splendida katana acquistata in spagna ormai più di un decennio fa.
e chissà, probabilmente anche senza le irrinunciabili virtù eroiche tipiche, però resto un intrepido cavaliere che vive, e mi potrebbe anche bastare.
e seppur la via non sia chiara mi avventuro senza timori nella nebbia e tra le ombre impaziente di affrontare eventuali nemici, ostacoli, perchè no, draghi e magari giungere a scalare la torre di una qualche fanciulla in attesa.
certo pure l'intrepido cavaliere non vince sempre, ma almeno cerca di mantenere l'illusione di risultare sconfitto solo quando la guerra è sbagliata, le guerre davvero importanti le vince, prima o poi deve risultare vincitore.
quindi vive, magari si arrabbia, soffre, combatte, ignora ferite e sangue e procede lungo la via, a volte con una penna invece della spada, passione come destriero e carne come armatura.
certo è che l'intrepido cavaliere è anche parecchio presuntuoso ed egocentrico, ma si piace così.
e poi nella sua presunzione, a volte, l'intrepido cavaliere giunge persino a sentirsi come chuck norris...
che è stato capace di vincere una partita a scacchi anche dopo che gli avevano mangiato il re...

Così parlò Calibano alle | 14:22 | commenti (14)



 

maggio 26 2008

 

sabato sera mi è capitato di bere un barbera leggermente affinato in barrique davvero notevole, e come spesso mi accade mi capita di pensare al piacere del buon vino come uno dei più deliziosi di quelli associati alla gola.
oltre tutto alcune nuove teorie psicoanalitiche hanno chiaramente dimostrato che chi ama il vino, anche se non si tratta di un profondo conoscitore o intenditore della materia, è una persona certamente aperta al dialogo, alla comunicazione, al piacere e alla complicità.
infatti quasi sempre tra chi dona una bottiglia di vino ed il destinatario del regalo si instaura una nuova profonda forma di comunicazione che l'inconscio di entrambe le parti recepisce ed elabora.
ed è per questo che sono fermamente convinto che regalare una buona bottiglia di vino equivalga a più di mille parole e possa essere un ottimo sistema per comunicare, per esprimere i propri sogni e desideri.
certo molto dipende dal tipo di vino che viene donato.
regalare un chianti classico, così asciutto, armonico, potrebbe significare "lasciati andare, liberati, esagera", sarebbe un dono che rimarca un eccessiva razionalità, quasi una frenata fantasia e un'esagerata inibizione della persona a cui è destinato.
per comunicare amicizia profonda, cameratismo e voglia di libertà e divertimento insieme, certamente perfetta proprio la barbera, magari invecchiata in barrique, così piena di corpo, tannica, e i suoi sentori di vaniglia e spezie.
una serata di conversazioni profonde, serie e culturali necessiterebbe in regalo un fantastico vin santo, dolce, meditativo, con il suo profumo ammaliante, da degustare lentamente, a lungo, magari accompagnato dallo sgranocchiare dei cantucci.
se invece volessi essere più diretto, più sfrontato dicendo un bel "ti desidero, mi piaci, ti voglio", allora ci vorrebbe proprio un ottimo barbaresco, un vino robusto, carnoso, vellutato ed armonico, così sensuale ed appagante al palato, con quel profumo intenso e fruttato che è sinonimo dell'abbandonarsi a lascivi piaceri.
per una serata frizzante, folle e allegra naturalmente champagne, certo un cristall, il mio preferito, con secchiello di ghiaccio e calici baccarat.
se invece volessi abbandonarmi completamente tra le sue braccia dicendo semplicemente "sono tuo, fai di me ciò che desideri" dovrei proprio optare per un grande passito di pantelleria, dolce, intenso, persistente, con quei deliziosi, appaganti sentori di miele e frutta.
ma l'importante è che siano sempre bottiglie di ottima qualità...
la vita è troppo breve per bere del vino cattivo...

Così parlò Calibano alle | 13:39 | commenti (16)



 

maggio 22 2008

 

ed eccomi tornato da amsterdam, e direi estremamente fortunato perchè non solo non ha piovuto affatto, ma c'è stato praticamente sempre il sole, nonostante fosse abbastanza freddo.
inspiegabili i molteplici olandesi e turisti in giro con infradito (orride) di gomma con 10/15 gradi.
devo ammettere che amsterdam è una città molto bella, particolare nella sua disposizione a canali, casette strette e alte tutte simili, e nelle onnipresenti innumerevoli biciclette, che manco in cina.
non parliamo poi dei musei, sia il rijksmuseum sia il van gogh sono assolutamente imperdibili per la bellezza dei dipinti.
sul mangiare certo siamo lontani da altre deliziose cucine etniche, però devo dire di aver dato fondo ai piaceri della gola, soprattutto assaggiando profondamente quanto in fatto di birre potesse offrire la città, sentendomi a volte come il nano amante della birra... luppolo!qualche giro nei numerosi coffe shop, anche se la mia idiosincrasia per il fumo ha penso limitato molto le scelte, il the e la torta alla cannabis sono tremendi, e mi fa certo un effetto più elettrizzante qualche bicchiere di buon vino, o la vicinanza di una fanciulla appassionata.
in fondo la sola cosa che davvero ho trovato tremendamente triste sono state le cosiddette ragazze in vetrina, nulla in contrario alla loro professione, ma quelle miniportefinestre rosse, una a fianco all'altra, con queste ragazze in intimo in attesa tutto il giorno credo tolga la maggior parte del fascino al piacere.
estremamente divertenti invece i molteplici pornoshop, colmi degli oggetti più assurdi e disparati, per non parlare di un negozio interamente dedicato ai preservativi, di ogni genere, forma, colore e gusto.
c'erano anche un sacco di preservativi alla frutta...
per i rapporti che stanno finendo...


Così parlò Calibano alle | 17:20 | commenti (22)



 

maggio 15 2008

 

In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva…

spero però che, nonostante la pioggia mi piaccia abbastanza, domenica, e nei giorni successivi ad amsterdam non piova.
già che finalmente mi prendo quattro giorni di ferie, per visitare una nuova città, e godere senza dubbio dell'estrema bellezza dei numerosi rembrant, vermeer e van gogh, per non parlare dei canali e del resto della città.
ma alla fine tra le varie arti quella che senza dubbio mi affascina di più resta la pittura, ed essendo i fiamminghi tra i miei pittori preferiti, con gli impressionisti sarà indubbiamente una grande emozione.
certo mi diletterò anche nell'assaggio delle molteplici birre olandesi e della cucina locale (anche se temo non sarà così entusiasmante).
perchè una delle cose che adoro viaggiando è gustare nuovi sapori, nuove espressioni culinarie cui rubare idee per la mia cucina, che tende sempre più verso lo stile fusion.
invece penso proprio che salterò i famosi coffe shop, perchè tendenzialmente io dico sempre no alla droga...
così si abbassano i prezzi...

 

Così parlò Calibano alle | 13:55 | commenti (21)



 

maggio 12 2008

 

gli uccelli nell'aria perdono l'ali quando passa Nuvolari!
quando corre Nuvolari mette paura.
perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura

stanotte ho sognato la mia prima gara, ed è stata una competizione davvero durissima, incredibile, quasi indescrivibile nella sua spietatezza.
una corsa folle, con certe salite incredibili e la fatica che annebbiava l'anima, eppure dovevo arrivare primo, il premio era solo per il vincitore.
ed io ero fortunatamente partito in testa, ma li sentivo dietro e intorno a me, tutti gli altri che facevano di tutto per raggiungermi, superarmi e battermi sul finale.
eppure io resistevo, senza saper più nemmeno da dove traevo nuove energie, nuova forza dentro di me e continuavo a rimanere in testa, e via così, sempre tallonato ma sempre primo.
in uno sforzo immane fino in vista del traguardo, sempre più vicino, sempre di più finchè sono arrivato e mi sono gettato tra le braccia della vittoria.
primo, il primo.
primo tra migliaia, forse milioni.
ancora adesso mi sembra di percepire l'emozione, la gioia, l'intima profonda e ineguagliabile soddisfazione.
e se tu che leggi, a volte ti senti inutile, depresso o perdente, ricorda...
un tempo sei stato anche tu il più veloce e vittorioso spermatozoo del gruppo...

Così parlò Calibano alle | 10:33 | commenti (14)



 

maggio 7 2008

 

corre se piove, corre dentro al sole
tre più tre per lui fa sempre sette
con l' "alfa" rossa fa quello che vuole
dentro al fuoco di cento saette!

il mondo di oggi è ormai fondato sulla velocità, il tempo sta avendo ragione dello spazio, una continua ricerca alla conquista del modo più rapido di giungere ad un traguardo.
come fossimo tutti delle piccole ferrari, seppur poche guidare da un adeguato schumacher, sfrecciamo rapidi mentre lo spazio intorno a noi quasi si deforma per la rapidità con cui lo consumiamo.
un tempo lo spazio era qualcosa di incredibile, quasi infinito, ora in poche ore si gira il mondo, spesso senza vederlo davvero.
così ci si affanna inseguendo la velocità, in tutto ormai, dal movimento al piacere, al relazionarsi e persino nel mangiare, con questa follia del fastfood, morte della gola, intesa come peccato di sommo piacere.
la velocità è come una linea retta, ci impone di pensare sempre al percorso più breve, rapido e diretto, quasi che ogni altra via, magari costellata di salite, discese, curve e misteri divenga obsoleta e evitabile.
e questo avviene in tutto, perdendo così il piacere del gioco, della lentezza, dell'assaporare ogni sfumatura, cogliere ogni differente punto di vista e scoprire il reale senso profondo delle cose.
perchè a volte la lentezza è fantasia, concede spazio all'elaborazione, alla coscienza, al pensiero.
nel mondo odierno manca ormai il ritmo, un ritmo lento, profondo, come un valzer viennese, un ritmo che sa di corteggiamento, che profuma di sogno, di sguardi perduti, di lenta immortalità dell'essere.
e poi non va mai dimenticato che non è la velocità o la misura del trattore che conta...
ma quanto tempo trascorri ad arare il campo...

Così parlò Calibano alle | 14:04 | commenti (16)



 

maggio 2 2008

 

bella che così fiera vai
non lo rimpiangerai
cogli la prima mela, cogli la prima mela
cogli la prima mela... ah!

il diavolo ha il potere di assumere un aspetto piacevole, e forse a causa della mia debolezza e della mia malinconia, dal momento che egli esercita un grande potere su chi si trova in questo stato, mi inganna per condurmi alla dannazione...
certo è che a volte mi ritrovo profondamente in queste parole di amleto, però poi mi chiedo, ma è davvero così tremendo l'inferno?
o l'essere dannati?
o è peggio il non aver mai compreso quali siano gli infiniti sapori delle cose?
non aver succhiato il midollo stesso della vita?
perchè forse la vita è davvero solo un gioco della follia, e il solo modo di godere dell'eterna giovinezza è essere fatui, allegri, dissennati, e guardarsi da ogni rapporto con la saggezza.
perchè se il senso della vita per il buon oscar (wilde) era dire l'incredibile e fare l'improbabile, credo proprio che vorrei attenermi strettamente al suo pensiero.
quindi non rinunciare affatto ai frutti, neppure quelli proibiti, anzi assaporarli e gustarli senz alimiti.
che poi pare che eva alla fine si mangiò la mela proibita...
perchè adamo non le dava mai la banana...

Così parlò Calibano alle | 14:24 | commenti (18)

 


CHI SONO


Sono padrone... sono schiavo...
sono ovunque e non sono da nessuna parte...
io sono l'architetto dei fiumi di porpora...


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PENSIERO

Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.


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