.::Arian Alarch::.
Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
dicembre 30 2007
e così volge al termine anche questo 2007, e pensare che mi sembra ieri quando il 2000 sembrava quasi un traguardo incredibile.
Così parlò Calibano alle |
11:07 | commenti (27)
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?
il tempo vola davvero, scivola tra le dita come la sabbia da una clessidra rotta, e come scriveva Poe, stringo in una mano granelli di sabbia dorata, solo pochi eppur scivolano via tra le dita e ricadono nel mare! non potrò trattenerli con una stretta più salda? o dio! potrò mai salvarne almeno uno dall'onda spietata?
in verità non volgio già impelagarmi in farneticazioni filosofiche.
in fondo ciò che importa, come sempre, è chi passa di qui e legge, chi per qualche istante si appropria di quella infinitesima parte di me che appare qui, esposta al mondo, e dall'alto (o basso?) del mio caos ordinato (ossimoro che però mi definisce in pieno), e in concomitanza di una imminente notte di brindisi ipocriti e inutili, e auguri spesso di circostanza, pregherei tutte le fanciulle di non entrare nel mio blog struccate e spettinate, oppure nude.
perchè nel primo caso non vi farei entrare, nel secondo decisamente non vi lascerei più uscire.
e tralascerò assolutamente la parte riguardante i cosiddetti buoni propositi per l'anno nuovo.
anzi, quest'anno volgio fare un po' di cattivi propositi, che alla fine temo paghino molto di più.
come prima cosa voglio diventare finalmente un po' stronzo, anzi facciamo molto, perchè alla finecome dice il "guru" dell'amore ferradini, le donne chissà perchè si innamorano davvero solo degli stronzi.
e poi voglio anche bastardeggiarmi abbastanza da fregarmene totalmente delle consuetudini delle regole e dei sensi di colpa, e partire, fuggire lontano, prendere al volo un qualsiasi mezzo per poi scendere casualmente, appena giunto in una qualche piazza sconosciuta, fredda e magica insieme.
allontanarmi così, lasciando la vita quotidiana con un palmo di naso, ad aspettarmi.
correre via, come una mina vagante carica di desideri, curiosità, fantasie e emozioni da vivere e rivivere.
andare così, a caso, ad assistere a qualche spettacolo che mi affascini, a vedere qualche dipinto che mi incanti, a sentire qualche concerto che mi sconvolga, a vivere qualche trasgressione che mi danni il corpo e l'anima.
voglio perdermi in qualche nei vicolo angusto, in botteghe remote, stregate aperte fino a tardi, nello sguardo di una sconosciuta incrociata per caso, e magari nel suo eventuale gratuito sorriso, e chissà, poi sfiorarle le mani passandole accanto, incantarla con occhi carichi di assoluta lussuria, dare scandalo con intensi e frementi baci e con mani che fingono di essere state casualmente dimenticate in luoghi osceni.
fuggire, almeno per qualche breve giorno dalla consuetudine che divora la fantasia, esplorando l'ignoto del profondo animo umano.
pertanto lascio un abbraccio sincero e un bacio (per chi lo desideri davvero) a tutti coloro che nell'arco di quest'anno sono passati di qui e hanno dedicato un pò del loro prezioso tempo a me, alle mie farneticazioni e alle mie fantasie, sperando che questo tempo sia stato il più piacevole possibile e che ne vivremo altro insieme in futuro, e leviamo i calici, sulle note del liga, e brindiamo a me...
troppo narcisistico?
vabbe beviamo a tutti noi, e soffi pure il vento ormai, si gonfino i flutti e balli il legno! la tempesta è in atto e tutto è affidato al caso.
arrivederci quindi al prossimo anno (cioè in fondo a dopodomani) e un bacione a tutti.
ah! un'ultima cosa, riflettendo bene su quest'anno trascorso, a mente aperta e con umiltà, so e riconosco di non aver forse dato molto ai miei amici, alla famiglia, a chi ha incrociato la mia strada.
ma quelle piccole cose, emozioni e sensazioni, insomma quel poco che ho dato...
lo rivorrei indietro !!!
CHI SONO
PENSIERO
Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
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