.::Arian Alarch::.
Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
aprile 3 2008
ho perso le parole e sono di nuovo qui a parlare di parole (bella ripetizione), perchè in fondo noi viviamo davvero di parole, dei loro significati (più o meno evidenti, più o meno reconditi) e soprattutto di quelli che attribuiamo loro nelle varie situazioni.
Così parlò Calibano alle |
13:43 | commenti (7)
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?
e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
io mi farò capire
anche da te,
se ascolti ben se ascolti un po'.
questo luogo poi è un concentrato di parole, perchè la parola qui regna sovrana ed è il solo mezzo di scambio tra me (con i post) e i lettori (con i commenti), anche se resta sempre la legge dell'interpretazione, perchè uno scritto in un blog è come una lettera, una comunicazione ai lettori (oltre che a se stessi), ma proprio come una lettera, nel momento in cui chiudo la busta (o qui premo pubblica post), cambia completamente, finisce di essere mia, diventa tua, quello che volevo dire io è sparito e resta solo quello che capisci tu, quello che interpreti e fai tuo del mio pensiero.
basta anche pensare al significato assunto nella storia da alcune parole di per se utili o innocenti.
come la parola lavoro, un termine significativo, ma che in una frase come "il lavoro rende liberi" (arbheit machfrei) assumeva un significato orripilante.
oppure la parola democratico, democrazia, e se penso a quella che delle due germanie che era la repubblica democratica, con i vopos che sparavano a vista e un muro invalicabile per trattenere dentro i cittadini.
se si pensa a queste cose ci si rende conto che la parola perde presto di significato, a meno che non sia chi la usa e soprattutto chi la legge a dare ad essa un senso, il proprio.
ed è incredibile come quando termino un post come questo, io mi renda conto che ho davvero tutto per essere un grande scrittore...
proprio tutto...
la carta, la penna, la scrivania...
CHI SONO
PENSIERO
Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
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