.::Arian Alarch::.
Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
maggio 7 2008
corre se piove, corre dentro al sole il mondo di oggi è ormai fondato sulla velocità, il tempo sta avendo ragione dello spazio, una continua ricerca alla conquista del modo più rapido di giungere ad un traguardo.
Così parlò Calibano alle |
14:04 | commenti (16)
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?
tre più tre per lui fa sempre sette
con l' "alfa" rossa fa quello che vuole
dentro al fuoco di cento saette!
come fossimo tutti delle piccole ferrari, seppur poche guidare da un adeguato schumacher, sfrecciamo rapidi mentre lo spazio intorno a noi quasi si deforma per la rapidità con cui lo consumiamo.
un tempo lo spazio era qualcosa di incredibile, quasi infinito, ora in poche ore si gira il mondo, spesso senza vederlo davvero.
così ci si affanna inseguendo la velocità, in tutto ormai, dal movimento al piacere, al relazionarsi e persino nel mangiare, con questa follia del fastfood, morte della gola, intesa come peccato di sommo piacere.
la velocità è come una linea retta, ci impone di pensare sempre al percorso più breve, rapido e diretto, quasi che ogni altra via, magari costellata di salite, discese, curve e misteri divenga obsoleta e evitabile.
e questo avviene in tutto, perdendo così il piacere del gioco, della lentezza, dell'assaporare ogni sfumatura, cogliere ogni differente punto di vista e scoprire il reale senso profondo delle cose.
perchè a volte la lentezza è fantasia, concede spazio all'elaborazione, alla coscienza, al pensiero.
nel mondo odierno manca ormai il ritmo, un ritmo lento, profondo, come un valzer viennese, un ritmo che sa di corteggiamento, che profuma di sogno, di sguardi perduti, di lenta immortalità dell'essere.
e poi non va mai dimenticato che non è la velocità o la misura del trattore che conta...
ma quanto tempo trascorri ad arare il campo...
CHI SONO
PENSIERO
Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
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