.::Arian Alarch::.
Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
aprile 23 2009
ho passato veramente una notte orribile.
Così parlò Calibano alle |
13:47 | commenti (4)
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?
nel bel mezzo del sonno ecco tornare un grande attacco di panico, era parecchio che non mi succedeva.
ero così certo di essere in punto di morte, il braccio sinistro completamente insensibile, un gran dolore che mi avvolgeva e la certezza di essere sul punto di intraprendere un ultimo viaggio.
certo una piccola parte della mia coscienza in fondo sapeva che era solo colpa del fatto di aver dormito troppo sul braccio, ma le urla che mi aggredivano erano molto più forti, più intense e continuavano a gridarmi che stavo irrimediabilmente morendo.
sentivo il battito del cuore accelerare all'inverosimile, forte, impetuoso persino negli orecchi, e avevo un desiderio impellente di urlare, eppure nessun suono usciva dalle mie labbra, restavo immobile a fissare il buio, un oscurità nera, più scura dell'odio di una strega malvagia.
e aspettavo, attendevo l'ultimo respiro, l'ultimo attimo di coscienza prima dell'oblio finale.
e mi mancava una mano, qualcuno cui aggrapparmi in quei momenti assurdi.
e molteplici pensieri affollavano la mia mente, come spasmodiche urla che cercano di sovrastarsi, e tra questi era terribile l'idea di andarmente senza aver fatto tutto ciò che desideravo, senza aver detto tutto ciò che sento, che devo assolutamente comunicare prima di sparire per sempre.
e un altro terribile pensiero che mi assillava era l'orrore di scomparire così, senza una parola, senza un saluto per le persone che hanno significato molto nella mia vita, e mentre tutto questo assaliva la mia mente la sensazione di morte si amplificava a dismisura...
e io urlavo, nel silenzio più assoluto, nell'immobilità più totale la mia anima urlava che non era tempo, che avevo ancora troppo da vivere, troppo da conoscere e scoprire per sparire così nel nulla, urla tremende che solo io potevo udire, che si sono protratte per un tempo che non riesco umanamente a giudicare, forse ore, forse solo pochi istanti, ma sufficenti a sconvolgere completamente mente e corpo.
infine finalmente, passo dopo passo la ragione è tornata a prendere possesso di me, un processo lento, terribilmente lento che ha condotto comunque ad un resto della notte insonne costellato di pensieri orribili.
soprattutto il pensiero di non poter salutare, non poter comunicare ad alcune persone speciali i miei veri, profondi pensieri, ciò che sento e che spesso finisco per non dire completamente, tutte quelle parole che sono racchiuse dentro di me, e che invece dovrebbero uscire, volare ovunque.
certo ora è come ripensare ad un lontano brutto sogno, ma so già che questa notte il solo pensiero di tornare a stendermi nel letto e addormentarmi sarà costellato di ansia e agitazione, e mi resta un folle insopprimibile desiderio di partire, fuggire lontano, abbastanza lontano da non essere più afferrato da certi pensieri...
perchè sarà anche vero che partire è un pò morire, ma morire è decisamente partire un pò troppo....
CHI SONO
PENSIERO
Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
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