.::Arian Alarch::.
Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
maggio 27 2009
oggi rifletto sull'amare, non amore in sè, ma proprio amare (e credo ci sia una sottile differenza).
Così parlò Calibano alle |
14:42 | commenti (6)
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?
un tempo pensavo che amare volesse dire donarsi, cedersi totalmente, senza compromessi, senza condizioni.
ora, più saggio, comprendo che consiste e si fonda anche sul ricevere.
sul saper ricevere in egual misura, e saper ricevere con la stessa intensità, lo stesso piacere e la stessa gioia con cui si dona.
tutto questo restando però sempre se stessi, sapendo vivere il proprio spazio, la propria libertà e il proprio essere.
è come osservare un caleidoscopio.
solo nell'insieme sempre mutevole e mai monotono dei colori sta la vera bellezza e lo scopo dell'oggetto, se se ne guarda una sola parte, una sola sfumatura si perde completamente lo scopo stesso.
perchè donarsi solamente è in fondo un atto masochistico egoistico (è un pò una contraddizzione in termini ma rende l'idea).
e così si deve guardare bene, a fondo nel cilindro magico che rappresenta l'amare, comprendere la molteplicità di ciò che significa, e imparare a estrarne continuamente nuove meraviglie. (e moltissime le devo ancora scoprire e le sto assaporando piano piano proprio ora)
perchè in fondo non esistono ferrre regole, come non esiste in fondo un aspetto fisico o mentale, ma una infinita combinazione di aria, di emozione, di empatia, di complicità.
è come creare un cocktail, un'esotica incredibile bevanda con una segreta unica ricetta per ogni persona.
e la sola cosa da scoprire è quanto piaccia ad ognuno il colore, il profumo, il sapore dell'altro cocktail, per poterli unire in una nuova e ancora più inebriante bevuta.
anche se in fondo tutto resta sempre relativo...
perchè in fondo per un amante una bella donna è una delizia...
per un monaco è una distrazione...
per una zanzara è un buon pasto...
CHI SONO
PENSIERO
Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza e in profondità, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
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